Prestazione Oculistica

Cheratoplastica Endoteliale con Stripping della Membrana di Descemet

La DSEK è una tecnica di trapianto corneale lamellare posteriore che sostituisce endotelio, membrana di Descemet e una sottile porzione di stroma posteriore. È indicata nei casi di insufficienza endoteliale, quando gli strati anteriori della cornea sono sani e privi di cicatrici profonde.

Domande Frequenti

Cheratoplastica Endoteliale con Stripping della Membrana di Descemet

Il mantenimento di una visione nitida dipende in modo diretto dalla perfetta trasparenza della cornea, la lente naturale situata sulla parte anteriore dell’occhio. Questa trasparenza non è casuale, ma è regolata attivamente dall’endotelio, lo strato cellulare più profondo della cornea, che agisce come una vera e propria pompa idraulica microscopica rimuovendo costantemente i liquidi in eccesso. Quando questo strato si logora a causa di patologie genetiche o traumi chirurgici, la cornea si gonfia d’acqua, perde la sua lucidità e la vista si annebbia in modo significativo. Per risolvere questa condizione, la microchirurgia oculare moderna ha sviluppato tecniche lamellari selettive come la DSEK (Descemet Stripping Endothelial Keratoplasty).

Presso lo studio del Dott. Luca Cappuccini, la tecnica DSEK rappresenta un’opzione terapeutica di altissimo profilo per il trattamento dello scompenso endoteliale. A differenza del trapianto perforante tradizionale che sostituisce la cornea a tutto spessore, la DSEK prevede la rimozione mirata del solo strato interno malato, che viene sostituito con un sottile tassello di tessuto sano da donatore. Questo approccio conservativo preserva l’architettura complessiva dell’occhio, riduce drasticamente i tempi di recupero visivo e offre standard di sicurezza e stabilità strutturale un tempo impensabili.

Se noti un calo della vista associato a un annebbiamento diffuso e desideri valutare lo stato di salute della tua cornea, prenota un consulto specialistico con il Dott. Luca Cappuccini.

Che cos’è la Cheratoplastica Endoteliale DSEK?

La DSEK è una procedura microchirurgica avanzata che rientra nella categoria dei trapianti di cornea lamellari posteriori. Dal punto di vista anatomico, l’intervento consiste nella sostituzione isolata dell’endotelio corneale e della membrana di Descemet (la lamina su cui poggiano le cellule endoteliali) mediante un microscopico lembo di tessuto sano prelevato da un donatore, che comprende anche una sottilissima porzione di stroma corneale posteriore, per uno spessore complessivo che si aggira solitamente intorno ai 70-100 micron.

La caratteristica fondamentale della DSEK, che la distingue dai trapianti totali, è l’assenza di ampie incisioni circolari a tutto spessore sulla superficie dell’occhio. L’intera procedura viene eseguita introducendo l’innesto attraverso un piccolo taglio laterale di pochi millimetri, analogo a quello utilizzato per l’intervento di cataratta. Mantenendo intatti gli strati anteriori sani della cornea del paziente, l’occhio conserva la sua originaria robustezza meccanica e non va incontro alle distorsioni geometriche tipiche dei vecchi interventi.

A cosa serve questo specifico tipo di trapianto di cornea?

La funzione primaria della DSEK è ripristinare il corretto bilancio idrico della cornea per restituirle la sua naturale trasparenza ottica. Quando le cellule endoteliali diminuiscono di numero o smettono di funzionare, non sono in grado di rigenerarsi; di conseguenza, l’acqua penetra nello stroma corneale causandone l’ispessimento e l’opacizzazione, una condizione clinica debilitante che azzera la qualità visiva del paziente.

L’inserimento del lembo posteriore sano tramite la DSEK permette, quindi di:

  • Riattivare il drenaggio corneale: le nuove cellule endoteliali sane iniziano immediatamente a pompare i fluidi accumulati all’esterno della cornea, sgonfiandola e ripristinandone la trasparenza nel giro di poche settimane.
  • Eliminare la sintomatologia dolorosa: nei casi avanzati, l’edema forma delle micro-bolle sulla superficie dell’occhio che rompendosi causano dolore acuto e fotofobia; il riassorbimento del liquido elimina alla radice questo circolo vizioso.
  • Recuperare la vista in modo rapido e prevedibile: non essendoci ampie suture sulla superficie corneale, non si generano astigmatismi irregolari elevati, permettendo al paziente di tornare a vedere con nitidezza in tempi molto brevi.

Ogni aspetto della procedura è focalizzato sul ripristino di una visione stabile e confortevole, riducendo al minimo l’impatto biologico e traumatico sulle strutture oculari.

Per chi e quando è indicata la procedura DSEK?

La Cheratoplastica Endoteliale DSEK è indicata per tutti i pazienti che presentano un’insufficienza o un esaurimento funzionale dello strato endoteliale corneale, a condizione che lo stroma anteriore e l’epitelio siano sani e privi di cicatrici profonde o leucomi stabili. La selezione del paziente avviene attraverso esami diagnostici mirati, tra cui la microscopia speculare endoteliale e la pachimetria corneale computerizzata, utili a quantificare lo spessore del tessuto e il deficit cellulare.

 

Patologia Sintomi Vantaggi della DSEK
Distrofia endoteliale di Fuchs Malattia genetica ereditaria che porta alla progressiva degenerazione e perdita delle cellule endoteliali. Ottima indicazione nelle fasi moderate o avanzate, quando l’edema compromette la vista in modo stabile.
Cheratopatia bollosa post-chirurgica Scompenso della cornea causato dal trauma meccanico o da complicanze durante interventi precedenti (es. cataratta). Permette di risolvere l’edema e il dolore superficiale sostituendo solo lo strato danneggiato.
Scompenso endoteliale da glaucoma Sofferenza delle cellule endoteliali legata ad attacchi acuti di ipertono oculare o a pregressi interventi per il glaucoma. Indicata se la pressione dell’occhio è stabilizzata, per ripristinare la trasparenza della cornea.

 

L’applicazione della DSEK in questi specifici scenari clinici consente di evitare la progressione verso complicanze cicatriziali che richiederebbero interventi molto più invasivi.

Se ti è stata diagnosticata una distrofia di Fuchs o manifesti i sintomi di una cheratopatia bollosa, contatta lo studio del Dott. Luca Cappuccini per valutare l’idoneità al trapianto lamellare posteriore.

Come si esegue l’intervento chirurgico?

La DSEK è un intervento microchirurgico di precisione che viene eseguito in regime di Day Hospital, solitamente in anestesia locale (tramite l’applicazione di colliri anestetici associati a una blanda sedazione sistemica) per garantire la massima serenità del paziente durante tutte le fasi della seduta operatoria.

L’intervento ha inizio con l’esecuzione di una piccola incisione sul bordo della cornea, attraverso la quale il chirurgo provvede alla rimozione selettiva della membrana di Descemet e dell’endotelio malato del paziente, un processo delicato definito stripping. Successivamente, il lembo del donatore (precedentemente preparato e calibrato al microtomo) viene delicatamente introdotto all’interno dell’occhio utilizzando speciali applicatori mininvasivi che proteggono l’integrità delle cellule. Una volta posizionato sul lato posteriore della cornea, l’innesto viene fatto aderire perfettamente al tessuto ricevente mediante l’iniezione di una bolla d’aria o di gas nella camera anteriore dell’occhio. La spinta idrostatica verso l’alto esercitata dalla bolla assicura il fissaggio biologico del lembo, eliminando la necessità di punti di sutura sulla cornea trapiantata.

Cosa prevede il percorso pre e post-operatorio?

La preparazione all’intervento prevede uno screening generale della salute del paziente. Al termine della procedura chirurgica, viene applicata una protezione oculare e il paziente può rientrare al proprio domicilio dopo un breve periodo di riposo in clinica.

Il decorso post-operatorio della DSEK richiede il rispetto rigoroso di una specifica indicazione posturale nei primissimi giorni, fondamentale per garantire l’adesione del lembo:

  • Mantenimento della posizione supina: per le prime 24-48 ore dall’intervento, il paziente deve rimanere sdraiato sulla schiena guardando verso l’alto. Questa postura permette alla bolla d’aria di galleggiare verso la superficie interna della cornea, premendo costantemente il lembo trapiantato contro il letto ricevente per favorirne l’attecchimento.
  • Terapia con colliri specifici: è fondamentale instillare colliri antibiotici per prevenire infezioni e colliri cortisonici a lungo termine per modulare la risposta immunitaria e mantenere limpido il tessuto. I dosaggi vengono progressivamente ridotti dal medico durante i controlli.
  • Monitoraggio clinico periodico: i controlli specialistici sono ravvicinati nei primi giorni (24 e 48 ore) per verificare la corretta stabilità della bolla d’aria, il perfetto posizionamento del lembo e l’andamento della pressione intraoculare.

Una volta che l’aria si è riassorbita spontaneamente nel giro di pochi giorni, il paziente avverte un progressivo e costante miglioramento della nitidezza visiva, potendo tornare gradualmente alle proprie normali occupazioni nel giro di poche settimane.

Quali sono i rischi e le controindicazioni della DSEK?

Nonostante l’eccellente profilo di sicurezza garantito dalla mininvasività, la DSEK presenta specifici rischi chirurgici che richiedono la gestione da parte di un professionista esperto. La complicanza post-operatoria più comune è rappresentata dal parziale distacco o scivolamento del lembo trapiantato (dislocazione), un evento che si verifica solitamente nei primi giorni se la bolla d’aria si riduce troppo in fretta o se non si rispetta la posizione supina; questa problematica si risolve agevolmente in ambulatorio iniettando una nuova bolla d’aria per riposizionare il tessuto (rebubbling). Altri rischi potenziali includono un innalzamento transitorio della pressione dell’occhio indotto dai colliri steroidei e, in percentuali inferiori allo 3-5%, il rischio di rigetto immunitario, che comunque si manifesta in forme molto più lievi e controllabili rispetto al trapianto tradizionale.

Le controindicazioni all’esecuzione della DSEK riguardano principalmente quelle condizioni in cui la cornea presenta alterazioni strutturali globali o la parte anteriore dell’occhio è gravemente compromessa. Pazienti con cicatrici stromali anteriori profonde, leucomi vascolarizzati, gravi deformità della camera anteriore, assenza congenita o traumatica dell’iride (aniridia), o affetti da glaucoma avanzato non controllato dalla terapia medica non possono beneficiare di questa tecnica e richiedono un approccio terapeutico differente. Inoltre, la presenza di infezioni oculari attive in corso costituisce una controindicazione temporanea assoluta fino alla completa risoluzione del quadro infettivo.

FAQ – Domande Frequenti

Che cos’è la membrana di Descemet e qual è il suo ruolo nella salute della cornea?

La membrana di Descemet è una sottilissima lamina elastica acellulare che costituisce il rivestimento profondo della cornea, fungendo da supporto anatomico per lo strato di cellule endoteliali situate subito al di sotto di essa. La sua integrità è fondamentale per la vista poiché permette alle cellule dell’endotelio di rimanere saldamente ancorate alla cornea e di svolgere la loro essenziale funzione di pompa idraulica, mantenendo il tessuto disidratato e trasparente; se questa membrana si danneggia, la cornea accumula liquidi e si opacizza.

Come si vede dopo un intervento di cheratocono e cosa ci si deve aspettare dal trapianto?

Il recupero visivo dopo un intervento o un trapianto per cheratocono è un processo graduale che dipende strettamente dalla tecnica chirurgica utilizzata e dalla gravità iniziale della patologia. Nelle prime settimane è del tutto normale sperimentare una visione fluttuante o leggermente annebbiata, ma con il passare dei mesi la curvatura della cornea si stabilizza e la nitidezza migliora in modo significativo; l’obiettivo finale del trapianto è eliminare l’astigmatismo irregolare invalidante, consentendo al paziente di raggiungere un’ottima acuità visiva spesso supportata dall’uso di occhiali leggeri o lenti a contatto dedicate.

Il trattamento di crosslinking corneale per il cheratocono è doloroso durante o dopo la procedura?

L’intervento di crosslinking corneale è completamente indolore durante la sua esecuzione, in quanto l’occhio del paziente viene addormentato localmente tramite l’instillazione di colliri anestetici efficaci. Nelle prime 24-48 ore successive al trattamento, ovvero durante la fase di riepitelizzazione della superficie oculare, è comune avvertire un fastidio da moderato a intenso, descritto come una sensazione di forte bruciore, lacrimazione abbondante e sensibilità alla luce; questi sintomi transitori vengono gestiti con successo assumendo farmaci analgesici e applicando colliri lubrificanti rinfrescanti.

Quali sono i vantaggi principali della tecnica DSEK rispetto al trapianto di cornea perforante classico?

I vantaggi della tecnica DSEK rispetto al trapianto perforante tradizionale a tutto spessore includono un rischio di rigetto immunitario drasticamente inferiore, l’assenza di lunghe e complesse suture corneali che potrebbero rompersi o infettarsi, e la conservazione della stabilità meccanica originaria dell’occhio contro i traumi esterni. Inoltre, poiché la superficie anteriore della cornea non viene toccata, non si sviluppano astigmatismi post-operatori elevati e il paziente può ottenere un recupero visivo ottimale nel giro di poche settimane, anziché dover attendere i dodici mesi necessari con la chirurgia perforante.

Quanto dura mediamente un ciclo di controlli post-operatori dopo una cheratoplastica DSEK?

Il calendario dei controlli post-operatori dopo un intervento di DSEK prevede visite  nei primi giorni per monitorare il riassorbimento della bolla d’aria e l’adesione del lembo, seguite da appuntamenti a cadenza variabile per il primo anno  a seconda dell’andamento clinico. Questo monitoraggio  consente allo specialista di verificare la trasparenza della cornea, controllare la pressione intraoculare e calibrare con precisione la terapia con i colliri cortisonici, garantendo la massima stabilità del trapianto nel corso del tempo.