Domande Frequenti

PhotoRefractive Keratectomy (PRK)

I difetti refrattivi come la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo colpiscono una percentuale elevatissima della popolazione mondiale, costringendo milioni di persone a dipendere quotidianamente dall’utilizzo di occhiali da vista o lenti a contatto. Questi ausili ottici consentono di raggiungere una buona acuità visiva; tuttavia, comportano limitazioni evidenti nella vita sportiva, nelle attività professionali e nei piccoli gesti di ogni giorno, oltre a poter causare nel tempo fenomeni di intolleranza cutanea o congiuntivale. Per eliminare definitivamente questa dipendenza e rimodellare la geometria dell’occhio in modo stabile, la microchirurgia oculare moderna offre soluzioni efficaci e collaudate, tra le quali la cheratectomia fotorefrattiva (internazionalmente nota come PRKPhotoRefractive Keratectomy) rappresenta la tecnica più sicura strutturalmente.

Presso lo studio del Dott. Luca Cappuccini, l’esecuzione della PRK viene pianificata sulla base di uno screening refrattivo computerizzato e approfondito, indispensabile per studiare la topografia e lo spessore della cornea. Questa tecnica si avvale dell’azione di un laser ad eccimeri ad altissima precisione che agisce direttamente sulla superficie anteriore dell’occhio, vaporizzando microscopici strati di tessuto corneale per modificarne la curvatura ottica in base al difetto da correggere. Trattandosi di una procedura di superficie che non prevede tagli profondi o la creazione di lembi connettivali, la PRK si attesta come la scelta più indicata per i pazienti che presentano cornee sottili o che praticano attività a rischio di traumi.

Se desideri liberarti per sempre dagli occhiali da vista o dalle lenti a contatto e vuoi verificare se i tuoi occhi possiedono i requisiti anatomici per sottoporsi a un trattamento laser di superficie, prenota un consulto specialistico con il Dott. Luca Cappuccini.

Che cos’è la PhotoRefractive Keratectomy (PRK)?

La cheratectomia fotorefrattiva, indicata dall’acronimo PRK (PhotoRefractive Keratectomy), è una prestazione chirurgica mininvasiva eseguita sulla superficie oculare esterna per la correzione permanente dei difetti diottrici. Sviluppata e perfezionata a partire dagli anni Ottanta, è stata la prima metodologia chirurgica a utilizzare il laser ad eccimeri per scopi refrattivi e vanta oggi la letteratura scientifica e il follow-up a lungo termine più ampi e solidi in assoluto nel campo dell’oftalmologia.

A differenza delle tecniche lamellari profonde, la PRK si sviluppa interamente sugli strati più superficiali della cornea. La procedura prevede la rimozione delicata dell’epitelio, lo strato cellulare protettivo esterno che riveste l’occhio, per esporre direttamente lo stroma corneale sottostante. Una volta preparata la superficie, il laser ad eccimeri esegue il rimodellamento del tessuto mediante un processo freddo di fotoablazione, interrompendo i legami molecolari con una precisione millimetrica senza indurre danni termici alle cellule circostanti.

A cosa serve la chirurgia refrattiva PRK e come agisce sulla vista?

La funzione essenziale della PRK è modificare il potere di messa a fuoco dell’occhio, trasformando la cornea in una lente correttiva naturale perfettamente calibrata sul difetto visivo del paziente. Nei soggetti miopi, il laser appiattisce leggermente la porzione centrale della cornea per ridurre l’eccessiva convergenza dei raggi luminosi; nei pazienti ipermetropi, al contrario, il raggio laser agisce sulla periferia per accentuare la curvatura centrale, mentre negli astigmatici regolarizza i meridiani corneali asimmetrici per eliminare la distorsione delle immagini.

L’azione del trattamento si sviluppa attraverso obiettivi terapeutici e rifrattivi precisi:

  • Eliminazione dei difetti diottrici: correzione stabile e definitiva della miopia, dell’ipermetropia lieve e dell’astigmatismo, ripristinando la corretta focalizzazione della luce sulla retina.
  • Conservazione strutturale della cornea: preservazione della stabilità biomeccanica del bulbo oculare, poiché il trattamento non intacca gli strati stromali profondi della cornea.
  • Recupero dell’autonomia visiva: raggiungimento di un’acuità visiva naturale ottimale che permette di eliminare il ricorso a lenti artificiali esterne sia nella vita privata che in quella professionale.

Grazie alla stabilità dei risultati a lungo termine, la PRK permette al paziente di svolgere qualsiasi tipo di attività lavorativa, superare concorsi pubblici con rigidi requisiti visivi e praticare sport senza i limiti e i rischi legati all’uso degli occhiali o delle lenti a contatto.

Per quali patologie e per quali pazienti è indicata la PRK?

La PRK è indicata per la correzione di miopie lievi e moderate, astigmatismi di vario grado e ipermetropie di entità medio-bassa. L’idoneità anatomica all’intervento viene stabilita dal Dott. Luca Cappuccini attraverso esami strumentali d’avanguardia che includono la tomografia corneale, la pachimetria e l’aberrometria, utili a escludere alterazioni strutturali e a verificare la stabilità del difetto visivo da almeno un anno.

La tecnica di superficie rappresenta la scelta migliore per specifiche categorie di pazienti:

  • Pazienti con cornee sottili o irregolari: laddove lo spessore limitato del tessuto corneale escluda la possibilità di eseguire un taglio profondo come richiesto dalla tecnica LASIK.
  • Atleti e lavoratori a rischio di traumi: professionisti delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, artigiani o sportivi che praticano discipline di contatto (come pugilato o arti marziali), in cui un trauma diretto sull’occhio non deve correre il rischio di spostare lembi corneali eseguiti chirurgicamente.
  • Soggetti con sindrome da occhio secco lieve: poiché la tecnica di superficie preserva in misura maggiore le fibre nervose corneali responsabili della regolazione e della produzione del film lacrimale rispetto alle chirurgie lamellari profonde.

Se desideri scoprire se la conformazione dei tuoi occhi è ideale per un trattamento laser di superficie, contatta lo studio del Dott. Luca Cappuccini per pianificare una visita pre-operatoria approfondita.

Come si esegue l’intervento chirurgico?

La PhotoRefractive Keratectomy è una procedura ambulatoriale rapida e mininvasiva che viene eseguita in sala operatoria. L’anestesia è puramente topica e consiste nell’instillazione di poche gocce di collirio anestetico direttamente sulla superficie dell’occhio poco prima dell’inizio del trattamento. L’intera seduta richiede una durata media di circa 10-15 minuti per entrambi gli occhi, durante i quali il paziente non avverte alcun dolore o fastidio meccanico.

L’intervento si sviluppa attraverso fasi cliniche sequenziali rigorose. Il chirurgo applica un piccolo strumento flessibile per mantenere le palpebre aperte ed evitare l’ammiccamento involontario. Nella prima fase si procede alla rimozione controllata dello strato epiteliale superficiale, che può essere eseguita meccanicamente, mediante l’applicazione di una soluzione alcolica diluita o in modalità completamente automatizzata dal laser stesso (trans-PRK). Successivamente, il paziente viene invitato a fissare una piccola luce colorata: il laser ad eccimeri esegue la fotoablazione programmata in pochissimi secondi, avvalendosi di un sistema di tracciamento computerizzato (Eye-Tracker) ad altissima velocità che interrompe istantaneamente l’emissione del raggio in caso di movimenti involontari dell’occhio. L’intervento si conclude con l’applicazione di colliri antibiotici e il posizionamento di una lente a contatto terapeutica trasparente e priva di potere diottrico, che agirà come una benda protettiva per i primi giorni.

Cosa prevede il percorso pre e post-operatorio?

La preparazione all’intervento prevede la sospensione tassativa dell’uso di lenti a contatto morbide per almeno 7-10 giorni antecedenti la visita e l’operazione (tempo prolungato per le lenti rigide), per consentire alla cornea di riacquistare la sua naturale curvatura geometrica. Il decorso post-operatorio della PRK richiede una gestione attenta e rigorosa, poiché l’epitelio rimosso necessita di circa 3-5 giorni per rigenerarsi completamente e rivestire la superficie oculare.

Durante la fase iniziale di riepitelizzazione, il paziente può avvertire sintomi fastidiosi come dolore oculare moderato, sensazione di corpo estraneo o sabbia negli occhi, forte fotofobia (fastidio alla luce) e lacrimazione abbondante, disturbi che vengono controllati efficacemente mediante l’assunzione di farmaci analgesici sistemici e l’instillazione di colliri specifici.

Le raccomandazioni comportamentali post-operatorie comprendono:

  • Terapia medica topica: applicazione rigorosa di colliri antibiotici e cortisonici per diverse settimane, seguendo lo schema di riduzione progressiva stabilito dal medico per guidare una cicatrizzazione regolare e trasparente.
  • Uso di lacrime artificiali: instillazione frequente di sostituti lacrimali monouso ad alta idratazione per favorire il comfort oculare e accelerare la guarigione biologica dei tessuti.
  • Protezione dai raggi solari: utilizzo obbligatorio di occhiali da sole con filtri UV certificati di alta qualità all’aperto per i primi mesi, per prevenire lo sviluppo di opacità corneali anomale indotte dalla luce solare.
  • Precauzioni igieniche: divieto assoluto di sfregare gli occhi, truccarsi, frequentare ambienti polverosi o bagnare l’interno dell’occhio con acqua corrente nei primi 15 giorni, sospendendo temporaneamente l’attività sportiva intensa.

La lente a contatto terapeutica viene rimossa in studio solo dopo aver accertato la completa chiusura dell’epitelio, solitamente dopo 4 o 5 giorni. Il recupero visivo ottimale avviene in modo graduale, stabilizzandosi e raggiungendo la massima nitidezza nel corso delle settimane successive alla rimozione della lente protettiva.

Quali sono i rischi e le controindicazioni del laser ad eccimeri?

La PRK è un trattamento chirurgico sicuro e ampiamente standardizzato, caratterizzato da una percentuale di successo estremamente elevata e stabile nel tempo. Tuttavia, trattandosi di una procedura chirurgica che induce un processo di guarigione tissutale superficiale, presenta alcuni rischi potenziali che devono essere conosciuti dal paziente. La complicanza a lungo termine più nota è lo sviluppo dell’haze, ovvero un’opacizzazione fibrosa transitoria o permanente dello stroma corneale superficiale indotta da una cicatrizzazione irregolare, che causa un annebbiamento della vista gestibile nella quasi totalità dei casi con colliri cortisonici mirati. Altri rischi includono infezioni oculari post-operatorie nei primi giorni, una temporanea accentuazione della secchezza oculare (dry eye) e fenomeni di ipo o iper-correzione del difetto visivo, risolvibili a distanza di mesi con un piccolo ritocco laser di rifinitura.

Le controindicazioni assolute all’esecuzione della PRK riguardano la presenza di patologie corneali degenerative o infiammatorie in atto che comprometterebbero la stabilità meccanica dell’occhio. Pazienti affetti da cheratocono in fase evolutiva, cheratite erpetica attiva, distrofie corneali severe o affetti da patologie autoimmuni sistemiche e reumatiche (come l’artrite reumatoide o il lupus) che alterano i processi riproduttivi e di guarigione dei tessuti non possono sottoporsi al trattamento. Inoltre, l’intervento è controindicato in stato di gravidanza o allattamento a causa delle alterazioni ormonali e dei farmaci necessari nel post-operatorio, ed è precluso a soggetti con glaucoma avanzato non compensato o cataratte in fase di sviluppo, condizioni che richiedono approcci chirurgici di natura completamente diversa.

Per studiare le caratteristiche strutturali del tuo occhio ed escludere la presenza di fattori di rischio o controindicazioni, richiedi una valutazione personalizzata contattando lo studio del Dott. Luca Cappuccini.

FAQ – Domande Frequenti

Perché fare PRK e non LASIK?

La scelta di eseguire la PRK rispetto alla tecnica LASIK viene consigliata dal chirurgo quando il paziente presenta caratteristiche anatomiche oculari specifiche, come una cornea strutturalmente sottile o lievi irregolarità geometriche superficiali che renderebbero pericoloso il taglio profondo della LASIK. Inoltre, la PRK viene preferita per coloro che praticano sport di contatto o svolgono professioni ad alto rischio operativo, poiché l’assenza di un lembo corneale profondo elimina alla radice il rischio che un trauma futuro possa spostare o danneggiare il tessuto operato.

Laser PRK quanto dura?

L’azione del laser ad eccimeri sulla superficie dell’occhio ha una durata estremamente breve, che varia solitamente dai 10 ai 40 secondi complessivi a seconda dell’entità del difetto visivo da correggere (maggiore è il numero di diottrie da eliminare, più prolungata sarà l’emissione del raggio). L’intera permanenza del paziente all’interno della sala operatoria, comprensiva delle fasi di preparazione, anestesia topica con collirio e posizionamento della lente a contatto terapeutica finale, richiede mediamente un tempo non superiore ai 10-15 minuti per entrambi gli occhi.

Qual è la differenza tra PRK e LASIK?

La differenza fondamentale tra le due tecniche risiede nel livello di profondità e nelle modalità di accesso al tessuto corneale da rimodellare. La PRK è una procedura di superficie che prevede la rimozione dello strato cellulare esterno (epitelio), il quale si rigenera spontaneamente nei giorni successivi all’azione del laser; la LASIK, invece, è una tecnica lamellare profonda in cui viene eseguito un taglio parziale sulla cornea per sollevare un lembo di tessuto (flap), consentendo al laser di agire all’interno dello stroma prima che il lembo venga riposizionato senza punti di sutura.

Qual è la migliore tecnica laser per gli occhi?

Non esiste una tecnica laser in assoluto migliore per gli occhi, poiché la scelta ideale dipende interamente dalle caratteristiche anatomiche individuali emerse durante gli esami pre-operatori, dallo spessore corneale, dall’entità del difetto visivo e dallo stile di vita del paziente. La tecnica PRK rappresenta l’opzione più sicura e protettiva per chi possiede cornee sottili o pratica attività fisiche intense, mentre le tecniche lamellari come la LASIK o la SMILE offrono il vantaggio di un recupero visivo quasi immediato e un decorso post-operatorio privo di dolore.